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L’apologia di reato sbarca di peso sul web, in Italia, e rischia di scatenare un putiferio

postoditacco:

YouTube e Facebook a rischio in Italia e con loro tanti siti dove potrebbe esserci l’ombra dell‘“apologia di reato”. A causa di una legge appena passata al Senato, all’interno del pacchetto di sicurezza del governo. Provider obbligati a filtrare

L’apologia di reato sbarca di peso sul web, in Italia, e rischia di scatenare un putiferio. Tutto nasce per via dell’articolo 50-bis, “repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”, appena approvato dal Senato, all’interno del pacchetto sicurezza. Ora la parola è alla Camera, ma già il web italiano trema per i contenuti della norma. Si obbligano infatti i provider a filtrare entro 24 ore le pagine responsabili di tale reato. E’ chiaro il riferimento a gruppi di discussione pro-mafiosi, nati su Facebook, o al video su YouTube dov’è preso di mira un ragazzo down (a riguardo è appena partito il processo a Milano contro Google).

Il ministero deciderà in un secondo momento gli strumenti di filtro, ma si tratta certo di quelle tecnologie già usate contro i siti pedofili, quelli del gioco d’azzardo non autorizzato e Pirate Bay.

Mentre comincia a costituirsi un coro di protesta in rete, ci si chiede l’impatto che una tale norma, se approvata definitivamente, dovesse avere sulla rete. Se sarà applicata alla lettera, non c’è scampo: i provider filtreranno l’intero sito dov’è il contenuto in questione. Non sembra tecnicamente possibile, infatti, filtrare la singola pagina. Facebook- nell’esempio- diventerebbe quindi inaccessibile in Italia. Sembra fantascienza e infatti è molto improbabile che si arriverà a quel punto. Al solito norme draconiane in Italia, su internet, non esprimono al massimo il proprio potenziale. Ma restano minacce sospese, al solito efficaci contro piccoli casi; arme da agitare all’occorrenza quando il politico di turno sarà turbato per questo o quello scandalo sul web. Ma anche se così fosse, non sarebbe una buona notizia: non abbiamo bisogno di un’altra legge spauracchio contro la libertà d’espressione sul web.

fonte Mytech.it

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